Posted by erapolis
at 12:22 PM on April 01, 2009
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Dal costruttivismo apprendiamo che la persona produce ciò che pensa. E’ quindi nella mente che va ricercata e collocata la prima esigenza di cambiamento. Grazie a Dio per molti di noi si tratta di operare solo un ricominciamento. Dalla psicologia clinica comprendiamo, attraverso le isterie, quale potere la mente può produrre su noi stessi e il nostro operato.
Dalla psicanalisi apprendiamo che la parola è fondamentale per la rimozione di traumi antichi e nuovi. Inoltre dal tema dell’inconscio rileviamo che molte scelte non sono irrazionali, ma dettate appunto da ciò che definiamo inconscio. E ancora dalla psicanalisi sappiamo che non esiste il caso. E data la evidente diffusione delle malattie psicosomatiche è falso e ingeneroso, oltre che pregiudiziale, trattare la psicoanalisi come una figlia anarchica o instabile della psichiatria.
Che fare? Pensiamo ad una possibilità: la nostra riflessione, il pensiero educato. La meditazione è molto utile per produrre una modificazione, sperando di non produrre assertività che è la modalità comunicativa dei condannati al sì. Un primo evidente segno di catarsi si rivela quando impariamo a dire di no anche a costo della solitudine e dell’impopolarità.
Posted by erapolis
at 12:19 PM on April 01, 2009
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Posted by erapolis
at 05:31 PM on March 22, 2009
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Davide carissimo, ancora una volta mi hai tenuto occupato con la descrizione di una tua giornata "nera". Ti assicuro che la cosa mi suona come se tu avessi parlato di corde in casa dell'impiccato. Giornate nere? Ti racconto brevemente la mia settimana appena trascorsa? Domenica: un confratello che vive in un paese slavo si lamenta di me perchè dice che lo tengo all'oscuro delle nostre iniziative (e tu e Dio sapete che fatica mi costa chiedere ad altri confratelli di partecipare a qualcuna delle nostre attività. Lunedì: una nostra ex dipendente mi accusa di averla trattata in modo violento (e tu sai bene che non ho più l'energia per trattare nè con violenza nè con un minimo di decisione le persone, e se mi affido a queste note scritte è anche per questo). Martedì: mia madre è di nuovo in ospedale per le sue innumerevoli ed insopportabili sofferenze (e quale senso di impotenza quando sai di non poter far nulla). Mercoledì: ad un confratello che ho cercato di rianimare non è piaciuta la mia espressione "andiamo avanti" perchè l'ha ritenuta banale e offensiva. Giovedì: un altro ancora ha scritto al mio Superiore Generale per denunciare il fatto che qui in comunità non vede la presenza di Dio (e ha ragione perchè mancano anche gli uomini). Venerdì: è morta una gallina (e la cosa mi dispiace molto perchè era onesta, si accontentava dei nostri avanzie e ci restituiva in segno di gratitudine un uovo al giorno). Sabato: sono andato a tenere un ritiro ad un gruppo di persone che mi confidavano di essere ad un passo dalla perdita della fede (e su questo siamo quasi alla pari). Per cui, voglio concludere questo mio modesto sfogo: è più nera una tua giornata o questa mia terza settimana di Quaresima? Perdona se puoi, che a lungo andare ti fa bene e ti abbassa l'ansia. Dimenticavo, a giorni ho l'esame di statistica e per uno a cui la matematica ripugna come l'aceto sulle ferite non sarà facile. Altre giornate nere in arrivo.
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at 05:18 AM on February 24, 2009
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La perdita di una trascendenza non solo rende più liquida la nostra vita, ma delegittima ogni forma etica, per cui assistiamo ad un lento deterioramento in tutti gli strati della società i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Né può esistere un’etica laica. Abbiamo dei laici che hanno una loro etica e dovremmo rispettarli in nome della libertà di elezione. Ma tante piccole particolari etiche non formano un’etica. L’etica a differenza della morale trova il suo fondamento su una piattaforma trescendente. Annunciare il Dio trascendente ha quindi anche una valenza sociale. Con ciò non vogliamo dire che la cognizione di Dio può diventare un freno inibitore, ma solo una base solida, un retroterra culturale solido, possono rendere solide le nostre coscienze martoriate dal niente. Accettare la Chiesa come agenzia educativa sarebbe già un grande passo avanti per chi cerca nel laicismo l’affermazione della sua illimitata libertà. E quindi torniamo a noi e chiediamoci: come viviamo? Appieno, a mezzo servizio, sottoutilizzati, sfruttati, angariati, annoiati, ignorati, esclusi, valorizzati? Se ad ognuno di noi venisse applicato un “vitometro” verrebbero fuori i risultati più strani. Ma un dato ci accumunerebbe: tranne alcuni fortunati quasi nessuno di noi si sente al posto giusto e a fare le cose giuste. E allora che fare se non siamo tra i pochi fortunati vivono la favolosa vicenda di una grande realizzazione personale? Abbiamo diverse strade. Ci sono quelli che ristretti in una condizione precaria pensano solo a se stessi, estraniati come sono dal contesto. Altri ancora vivono “fuori di sè” per sfuggire alla loro condizione e sognano sogni irrealizzabili permettendosi una vita al di sopra delle proprie facoltà utilizzando senza freno la loro carta di credito. Risvegliarci a ciò che siamo veramente, coltivare la consapevolezza come ci invitano i maestri zen o i teorici del mindfullness, la presenza a sé stessi a cui molti tentano di sottrarsi. Ecco uno dei nostri compiti di educatori e genitori.
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at 04:18 AM on February 21, 2009
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Carissimi Luca, Ivan e Daniele siamo alla vigilia della preparazione della nostra estate. Tra pochi mesi oltre 600 persone si affideranno a voi per dare e per ricevere. Il tema dei temi è la ricerca degli spazi. E non dico dei luoghi dove andare per riunire i nostri ragazzi. Dobbiamo cercare innanzitutto gli spazi interiori rimasti inavvertitamente liberi dai nostri “utenti”. La nostra prassi è ben visibile, ma non dimentichiamo il fondamento “rogazionista”, l’idea madre che sono persone solo coloro che si incaricano di un progetto verso prima verso se stessi e poi verso gli altri. I fruitori della nostra azione, anche se questa è limitata nel tempo, devono tornare a casa con una marcia in più. Torniamo sul tema del valore (non dei valori di cui – per favore – smettiamo una volta per tutte di parlare). Puntare sull’astrazione terrificante dei valori non serve a niente. Parlare del valore della sobrietà ad un ubriaco non serve a niente. Offrirgli un buon bicchiere di vino se lo raggiungiamo mentre è in stato di lucidità ci serve a riscuotere almeno la sua attenzione. In questo caso abbiamo puntato non sul valore astratto “sobrietà”, ma sul valore concreto della “persona”. Portare poi una persona ad una nuova consapevolezza del sé non solo è un punto di partenza, ma nel mondo in cui viviamo è uno dei massimi successi a cui dovremmo aspirare. E questo lo affermo nel grande rispetto di chi arriva alle nostre attività sperando di guadagnare giovani e ragazzi alla pie pratiche, le adorazioni vocazionali, la messa quotidiana e a tutti gli altri meritevoli traguardi a cui aspirano i migliori direttori di spirito. Dispiace dirlo, ma i nostri ragazzi al 99,9% sono tutti ubriachi, difficilissimi da ascoltare quando sono in stato di ebbrezza, difficilissimi da convincere quando sono sobri. Pensiamo quindi a possibilità nuove o diverse per inculcare in loro le cose che abbiamo più a cuore.Parto da una considerazione personale. I ragazzi con i quali condivido la mia esistenza a Firenze, all’altezza dei loro 15 anni sono quasi tutti incalliti tabagisti e tra questi ance coloro che si rifanno alla legge coranica. Abbiamo provato a far loro mille discorsi, abbiamo fatto vedere delle immagini di come sono ridotti i polmoni di quelli che fumano. Per molti di loro abbiamo riscosso solo una trascurabile attenzione temporanea al problema, però per alcuni di loro (pochi, molto pochi) abbiamo notato prima una riduzione del tabacco e successivamente un abbandono totale. Sui numeri abbiamo perso, sul singolo abbiamo vinto! E quindi che fare? Vale l’adagio evangelico della pecorella smarrita rovesciata. Nell’ovile pecore non ce ne sono novantanove ma solo alcune. A differenza del buon pastore non siamo chiamati a cercare la fortunata pecorella smarrita, ma il gregge praticamente disperso nella vasta prateria delle nostre attuali alienazioni.Ed allora per concludere miei carissimi in Gesù Cristo nostro principio aggregatore, io vi minaccerò con tutte le mie forze se non arriviamo a questa nuova consapevolezza. Non vi fidate di quelli che vi delegittimano perché non raccogliete subito i migliori risultati o non riuscite a portare stasera stessa le masse in chiesa. Lasciate che ci provino loro. Noi li seguiremo.Ma torniamo a noi e ricapitoliamo: il nostro iter di educatori prevede un modello, una ricerca, un’azione. Il modello lo abbiamo. Per la ricerca siamo a buon punto. Avanti con l’azione. Buon lavoro a tutti.
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at 09:16 AM on February 13, 2009
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Eluana riposa ora in pace. Quelli che la volevano morta sono in pace. Quelli che la volevano viva sono in pace. Gli italiani potranno finalmente occuparsi di Sanremo senza essere disturbati. Una volta scappavo all'estero. PG
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at 06:14 PM on February 10, 2009
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Il nostro santo Fondatore ci ha instillato una particolare attenzione per le gerarchie ecclesiastiche. Tuttavia con tutto il rispetto per l'Episcopato di tutto il mondo mi sono chiesto quale conclusione si può tirare se un vescovo, bevuto che si ha il cervello, dichiara che le camere a gas non sono mai esistite? A parte che la mia vita (scusatemi la digressione autobiografica) è stata segnata dalla lettura della testimonianza di Elie Wiesel che ricorda come un giorno le SS misero a morte per impiccaggione tre persone. E tra questi, ricordo bene, l'autore riporta il particolare che il più giovane poteva avere tra i tredici e i quindici anni. E per la sua giovane età e fibra il povero ragazzo restò appeso in agonia per oltre mezz'ora mentre dal gruppo degli internati si levò la famosa frase "Dio, dove sei?". Sto per dirvi che se sono prete cattolico lo devo all'ottanta per cento al racconto di questo episodio. E nella mia trascurabile storia vocazione mi risultò evidente che avrei potuto vivere meglio se avessi offerto anche uno 0,1 % della mia vita perchè una cosa simile non si avesse mai a ripetere. Ed ora all'altezza delle mie forti delusioni su tanti fronti viene fuori questo vescovo e nega tutto ciò. Sarà un vescovo, ma è un vescovo cretino.
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at 01:20 PM on February 09, 2009
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Se oggi è possibile vedere Assisi in tutto il suo grazioso incanto di cittadina medievale lo si deve grazie ai suoi abitanti e agli amministratori che nel corso dei secoli l’hanno preservata dagli scempi architettonici. Tuttavia la rigidità adottata per la salvaguardia delle bellezze si è sempre scontrata con esigenze ben più pratiche legate alla vita di tutti i giorni.
Un giorno abitando appunto ad Assisi (dove ho avuto la fortuna di vivere per oltre dieci anni come animatore vocazionale prima che fossi trasferito per scarso rendimento) mi sentivo piuttosto sconfortato perché un messo comunale ci aveva appena consegnato una comunicazione che ci intimava di cambiare tutto l’impianto di illuminazione del viale che dalla strada portava alla nostra casa. Si trattava di cambiare almeno una decina di punti luce dato che l’intero viale è di circa trecento metri. E mi chiedevo, visto il costo del provvedimento, se si potesse rimediare sia nel rispetto dell’ordinanza comunale che nel rispetto dei soldi già spesi per quell’impianto risultato “poco consono” all’ambiente. Anche se piuttosto scettici sul da farsi decidemmo di attenerci all’ordinanza e cambiammo i lampioni e la loro disposizione. Il buon messo comunale ci aveva spiegato che di sera il nostro viale sembrava una pista d’aeroporto per come era illuminato. In realtà le luci erano fioche, ma trattandosi di un viale molto diritto forse questi punti d’illuminazione stridevano di fronte all’armonioso disordine delle luci che di sera rendono Assisi una specie di presepio.
Qualche giorno dopo, raccontando l’episodio ad un amico frate minore raccolsi una storia che non so quanto abbia di vero e quanto di leggenda. Questi mi raccontò che tempo addietro il priore del loro convento di S. Maria degli Angeli, per dare luce ad un corridoio buio che causava anche dei fastidi soprattutto ai frati anziani o ipovedenti, decise di far aprire una finestra che desse a quel luogo luminosità ed aria. Ma, come già detto, siamo ad Assisi e qui vige un severissimo vincolo storico e paesaggistico per cui a nessuno è consentito spostare un mattone sia dentro che fuori casa senza le dovute autorizzazione (che quasi mai vengono concesse). Tuttavia il priore era sicuro che quella piccola modifica non avrebbe stravolto l’estetica del convento e quindi della città. Il vero ostacolo era rappresentato dal Comune dove comandava qualcuno che ancora credeva che i preti e i frati fossero agenti del Vaticano mandati per ostacolare la lotta della classe operaia…
In ogni modo, il buon priore che era anche un gran furbacchione, un bel giorno chiamò un ottimo pittore (certamente della corrente “verista”;) e fece dipingere una finestra sul muro dove avrebbe desiderato la sua finestra. Asciugato che fu lo strano affresco, ne venne fuori una bella finestra del tutto simile alle altre del vetusto convento. Scattò una foto a quella finestra virtuale perché era solo dipinta e con questa si presentò al Sindaco domandandogli se poteva far “chiudere” quella finestra perché mandava troppa luce nel corridoio.
“Non se ne parla nemmeno!” rispose risoluto il buon Sindaco.
Il giorno seguente il priore chiamò il suo muratore di fiducia e gli ordinò di aprire una breccia nel muro e costruire una bella finestra simile alle altre.
“Sbrighiamoci – aggiunse il frate – altrimenti il Sindaco potrebbe averne a male”.
Il corridoio acquistò luce e la volontà del burocrate fu rispettata.
Buon carnevale a tutti!
Posted by erapolis
at 07:03 AM on February 09, 2009
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Sandra carissima, non ho metodi psicometrici per capire chi sei veramente (anche se ci conosciamo da una vita) e a che altezza della tua autocoscienza ti trovi, ma con assoluta semplicità ti vorrei dire che se continui ad abbigliarti come un metalmeccanico che ha appena staccato dal lavoro non devi meravigliarti che dall’alto della tua età non hai ancora trovato un omino che ti segua. Tu noi hai bisogno di trovare qualcuno, ma prima devi trovare te stessa. E in te stessa tira fuori la tua femminilità in cui è riposta la naturale condizione per un’attrazione dal versante maschile. E smettila di attendere qualcuno che si innamori della tua personalità o del tuo spirito. I maschi si innamorano delle femmine. E queste se vogliono esercitare attrazione devono essere quanto più belle possibile e con un alito almeno gradevole.
E poi che dire della tua tristezza cronicizzata? Non sei ancora depressa, ma è questione di pochi mesi. Anzi già mi sembri un’allegra depressa. E te lo ripeto anche se sono un prete: una bella melanconica può risultare anche interessante, ma una depressa bella non giova a nessuno. E i ricercatori giurano che sono più le donne ad ammalarsi di depressione. E la strada dalla depressione alla nevrastenia e la paranoia è breve. Ti voglio bene per ciò che sei, purtroppo ti biasimo per ciò che pensi.
Posted by erapolis
at 05:12 PM on February 04, 2009
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Carissimo, ti ho ascoltato, ma ora ti espongo la mia sintesi. Secondo me dobbiamo lavorare sulle cause, su cioè che ci muove, ci motiva, ci spinge, consapevoli che ogni “mozione”, se liberata dalle necessità della vita, deriva da un’emozione. Dobbiamo entrare nei cuori, amarli, liberarli, esaltarli. Tutte le grandi cause sottostanno ad una causa. Si giunge alla ricerca di senso che ti apre l’accesso in una profondità, cioè ad una trascendenza. Amore e lavoro, ecco le nostre due gambe. E l’ascolto funziona se la persona si sente ascoltata. E poi che dire di un ascolto attivo? Si realizza una piattaforma che ti consente di scendere in profondità. L’approccio educativo è diverso da quello terapeutico. Spesso ci chiedono terapia, ma non è questo il nostro compito. A noi sta l’empowerement, il lavoro sulle potenzialità che fanno fatica a diventare valore avvertibile. Tra lo stimolo e la risposta bisogna poi mettere il pensiero. Smettiamo di ricercare i nessi tra causa ed effetto. E’ tempo perso. Le cause, rimuoverle se cattive, rinforzarle se buone. Da qui il rinforzo decisionale. Diventare cioè ermeneuti per una terapia cognitiva: l’interpretazione di ciò che ci succede. La chiave di lettura, l’ancora di salvezza per coloro che si confrontano nei mille scenari dati dalle occasioni della vita d’oggi. TVB